Published by Algulliver on 3 agosto 2016

Circolo polare artico nuotando

Giorno 10.

Pensa che ti ripensa, alla fine decido di proseguire: vado a Nord. Ho ripensato allo splendido film di Sean Penn, Into the Wild, in cui Emile Hirsch nella parte di Chris McCandless, ha solo un’idea: andare al Nord (per lui l’Alaska) e confrontarsi con la Natura, da solo, senza altri progetti.

E allora andiamo, solo che anche Algu ha il suo bel malloppo di chilometri da smazzarsi. Finchè si trattava di girovagare nel sud e nell’ovest della Norvegia, l’auto e i traghetti andavano bene…ma per raggiungere le isole Lofoten, 1500 km più a nord, sarebbe più idoneo l’aereo. Invece io proseguo in auto, visto che tiene botta. Ho voglia di annusare l’aria dal finestrino, sentire dall’odore se quello che ho di fronte è un fiordo oppure un lago, vedere la luce incredibile del cielo al tramonto, bagnarmi senza timore della pioggia che cade copiosa e senza tregua almeno venti volte al giorno, fermarmi lungo le rapide di un fiume a prepararmi la cena, fare la spesa nelle bottegucce delle contrade dove i norvegesi parlano un inglese stentato e io parlo un inglese scadente….

Come faccio la sera, raggiunta Dombas, dopo aver montato la tenda: jogging e ginnastica prima di cenare, c’è ancora luce e sono le 22,30! La pioggia? Come dicono gli irlandesi… “It rains on you” per dirti Dio ti benedica.

La mattina dopo arrivo a Trondheim, città portuale, industriale ma con l’Università più settentrionale al mondo, guardo verso l’ampio fiordo ma non c’è niente da fare: cavalloni in mare e raffiche di vento. Evabbè, si prosegue, mi aspettano più di 200 km di…niente, nel senso che la carta non segna città e, infatti vedrò solo borghi e piccoli centri fatti di stazione di benzina, botteguccia, depositi dell’Anas norvegese. Ah intanto complimenti per le strade: larghe, senza buche, ricche di piazzole di sosta per mangiare, far pipì, riposare, ben segnalate, guidare è una meraviglia. E anche dove ci sono lavori in corso, i disagi sono contenuti: abbiamo molto da imparare dai norvegesi.

Giorno 11

Quando arrivo a Mo i Rana, mancano cento km in linea d’aria col Circolo Polare Artico. Allora mi balena una idea. Invece di proseguire sulla meravigliosa E6, la strada che attraversa da sud a nord la Norvegia, mi inoltro Into the Wild e cerco un posto riparato dove nuotare. Studio la carta acquistata a Balestrand e trovo il Melfjorden (pronuncia mielfion), esattamente alle spalle del ghiacciaio Svartisen e in corrispondenza della linea immaginaria dei 66°33’ N. Vado. Ci vorrà più di un’ora di strada sterrata, con parecchi restringimenti, vari tornanti per raggiungere Melfjorden. Non c’è nessuno, poche case di allevatori, incontro solo due automobili. Ma è un paesaggio mozzafiato!!

Le rocce circostanti sono state modellate durante le passate ere glaciali. Da dove vi parlo ci devono essere stati almeno un centinaio di metri di ghiaccio per giustificare un effetto di piallatura come quello che si vede dal video. Qui percepisci la potenza immane del pianeta, io mi sento pieno di ammirazione ma anche annichilito.

Scendo a fine strada, sulla riva del fiordo, si prosegue solo a piedi. Poche casette rosse dei pescatori, varie imbarcazioni ancorate, niente altro e soprattutto non c’è anima viva!

In pochi minuti mi spoglio, preparo il supporto video, sono così emozionato che dimentico di fare la ginnastica preparatoria, mi butto! C’è un po’ di onda, ma va bene, il fiordo è riparato, FINALMENTE l’acqua del Grande Nord!!! Avevo già nuotato al sud, a Lillehavn, ma l’acqua era 15-16 gradi. Ora sto nuotando al Circolo Polare Artico: il termometro mi dice 13 °C, non è difficile per me. Alla fine saranno 17 minuti, giusto un riscaldamento muscolare, ma sono molto contento perché tutto fila liscio: solo una medusa in lontananza, poche onde, anche se fuori pioviggina ed è coperto.

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Algu immerso nel Melfjorden, 66°33’Nnuoto melfjord1

Qui sotto si vede la “piallatura” glaciale, testimonianza che 9000 anni fa dove ora sto nuotando, c’erano tonnellate di ghiaccio

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Quando esco non sono né raffreddato, né stanco, anzi il contrario, mi passo un asciugamano da piscina, mi rivesto et voilà…Ora torno indietro, sulla E6, voglio raggiungere il circolo polare anche sulla strada principale e proseguire verso Narvik, mancano 450 km.

Dove il parallelo 66°33’N incrocia la E6 c’è un paesaggio definito dalle guide “brullo e desolato”. Io lo trovo meraviglioso: quasi un deserto freddo, che mi alimenta l’immaginazione invece che deprimerla. Sarà uno dei luoghi più filmati dall’interno dell’auto. In autunno avrò il mio bel daffare per montare tutti gli spezzoni che ho registrato.

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#Circolo Polare Artico#fiordi#ghiacciaio#Mo i Rana#Narvik#norvegia#nuoto#Trondheim

Comments

  1. Patty
    4 agosto 2016 - 21:21

    Alberto ti seguo come se leggessi un libro d’avventura! Ogni volta leggo la giornata che hai trascorso e mi immagino la successiva ma è sempre diversa e mi lascia sempre sorpresa! Sono felice che tu abbia trovato la tua dimensione e sopratutto che finalmente tu abbia potuto nuotare nel mare che tanto ami. Da casa ti seguiamo con ammirazione ed affetto. Salutaci il grande Nord Into The Wild

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